
E, alla fine, a Le Mans ha vinto ancora l’Audi. Ha vinto per la migliore strategia di gara, per la migliore efficacia sul bagnato, per l’abilità dei piloti, un equipaggio affiatato che comprende il recordman della corsa di durata più famosa e importante, il danese Tom Kristensen, otto successi all’attivo.
Audi ha vinto con una vettura vecchia, la R10 TDI, al suo terzo trionfo consecutivo, dotata di un motore (diesel, come quello della Peugeot) palesemente meno potente di quello dei rivali (si parla di un gap di circa 50 CV, 650 contro i 700 della 908 HDi); ha vinto contro tutti i pronostici, che vedevano le tre Peugeot, monopolizzatrici delle prime posizioni sulla griglia di partenza, grandi favorite.
Ma Le Mans, si sa, è sempre Le Mans: un po’ come si dice del Festival di San Remo… Ha regole sue, una logica sua, completamente diversa da quelle di tutte le altre corse. Audi, consapevole di non poter competere con la Peugeot in termini di prestazioni pure, ha puntato tutto sulla regolarità di gara, sui minori consumi, che hanno permesso di evitare qualche pit-stop, e sull’affidabilità, che non ha tradito la squadra.
“Avevamo solo una strategia – ha commentato alla fine Dindo Capello – tenere sempre il nostro ritmo, fare i rifornimenti e cambiare le gomme: non potevamo fare altro che puntare su un’assoluta regolarità di gara”. Ha funzionato, almeno per una delle tre vetture schierate dal team tedesco. La gara è stata vinta alle prime luci dell’alba, grazie anche alla pioggia abbondante, che a Le Mans non manca mai.
Nel gioco dei pit-stop, Kristensen, che sul bagnato è un pilota quasi imbattibile, è riuscito a superare la Peugeot più veloce (quella di Villeneuve-Gené-Minassian) e a guadagnare un giro. A quel punto si trattava solo di mantenere il distacco senza commettere errori, nonostante i doppiaggi, la pioggia intermittente, l’affaticamento di macchina e piloti: è andato tutto bene, per l’Audi, sebbene Kristensen, in vista del traguardo, sia entrato in collisione con una vettura più lenta.
Nonostante le dichiarazioni di rito (soddisfazione per aver portato due vetture sul podio, tutte tre le macchine al traguardo…), la Peugeot esce pesantemente sconfitta dalla corsa francese che, da sola, vale tutta una stagione. Ha sbagliato qualcosa nelle strategie e, come ha ammesso il direttore dell’équipe Michel Barge, “c’è da capire che cosa non ha funzionato sul bagnato”.
Ha ragione Jacques Villeneuve a dire che “a Le Mans, corsa che non assegna punti per nessun campionato, conta solo vincere, arrivare secondi non conta niente”. Il canadese, del resto, ha visto sfumare il sogno di diventare l’unico pilota con Graham Hill ad aver vinto la 500 Miglia d’Indianapolis, il Mondiale di Formula 1 e la 24 Ore di Le Mans. Un sogno svanito per un distacco di soli quattro minuti e mezzo dopo un giorno intero di gara…
A cura di Emilio Deleidi (Fonte: www.quattroruote.it )
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